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Il Palio di Asti

 ....Signor Capitano, vi do licenza di correre il Palio nell'anno del Signore... Andate, e che San Secondo vi assista!

Il Palio, grande drappo di velluto con le insegne di Asti e la raffigurazione del patrono San Secondo, è il “sogno” cui aspirano ben ventuno contendenti. Gli astigiani, quasi a voler raddoppiare la festa, regalano al Santo, ogni anno a maggio, un altro drappo con le medesime insegne. Si tratta di un atto dovuto, per impetrare quella protezione che San Secondo non ha mai mancato di elargire alla sua Città: già nel 1275, infatti, ad Asti, si soleva correre il Palio in occasione della festa del Santo. Ma a vincere sarà uno soltanto: il più bravo, il più fortunato e scaltro, il più irruente. In un attimo si dimenticano il lavoro e le fatiche di un anno intero, ripagate da un “incredibile” drappo cremisino che stringe il Rettore tra le mani: il Palio. I Palii sono composti da due elementi essenziali: il “labaro” dipinto, che porta l’effige del Santo e le insegne della Città di Asti e il “Palio” propriamente detto, costituito da una lunga pezza di velluto cremisino congiunta al “labaro”. Il Palio si misura in “rasi”: sedici per il Palio della corsa, dieci per il Palio offerto alla Collegiata. Il raso, antica misura piemontese, corrisponde a sessanta centimetri.

Il Palio di Asti o Palio Astese (nella sua nomenclatura più arcaica), è una rievocazione storica italiana che ha radici medievali nata nell'ambito delle celebrazioni patronali di San Secondo e culmina con una corsa di cavalli montati a pelo (cioè senza sella).

La festa per il patrono, si svolge ininterrottamente dal XII secolo e le prime notizie della corsa, citate dal cronista Guglielmo Ventura, risalgono al terzo quarto del XIII secolo ed anch'essa si svolge ininterrottamente, salvo due interruzioni nel XIX secolo (di settant'anni) e nel XX secolo (di trent'anni).

Il percorso che un tempo era "alla lunga" attraverso la contrada Maestra (Corso Alfieri) in maggio durante le feste patronali, dal 1967 si tiene in un circuito (o "al giro" ) ogni terza domenica di settembre. Dal 1988 la corsa si disputa nella centrale piazza Alfieri di Asti.

Gli astigiani hanno sempre lottato con perseveranza per mantenere il privilegio di far correre il Palio nel giorno della loro festa patronale, dedicata al martire astigiano San Secondo. La corsa è citata infatti in tutti i trattati, in tutte le alleanze e in tutti i capitoli delle convenzioni con i vari reggenti, padroni o dominatori.

La prima notizia certa della corsa risale al 1275: il cronista locale Guglielmo Ventura riporta che gli astigiani, «sicut fieri solet Ast, in festo Beati Secundi» ("come risulta essere solito ad Asti, durante la festa del Beato Secondo"), corsero il Palio per dileggio sotto le mura della nemica città di Alba, devastando le vigne circostanti.

Quindi se già nel 1275 la "Corsa del Palio" era definita una consuetudine, è probabile che la sua origine debba collocarsi dopo l'anno 1000, con regole codificate già dal XIII secolo (periodo coincidente anche con il periodo di massimo splendore del Comune di Asti).
In questo periodo e fino alla prima metà del XIV secolo, la corsa si svolse “alla tonda”, in un percorso circolare demaniale pressappoco corrispondente all'area delle attuali piazze Alfieri e Libertà chiamata già in epoca longobarda e carolingia " curriculum ".

Gian Galeazzo Visconti, divenuto signore di Asti nel 1382, per rafforzare militarmente la città, fece costruire una nuova cittadella fortificata proprio in corrispondenza del curriculum .

Questo comportò lo spostamento della corsa non più alla tonda, ma su un percorso lineare (cioè "alla lunga ") di circa due chilometri e mezzo lungo l'arteria principale della città (l'attuale corso Alfieri).

In oltre, il Visconti, stabilì che la corsa continuasse a tenersi « ...in festa Sancti Secundi iuxta consuetudinem, omni contradictione remota» ("...il giorno della festa di san Secondo, come da giusta consuetudine e rifiutata ogni obiezione").

Nei documenti conservati nell'Archivio storico del Comune di Asti, si nota che nelle spese sostenute per la corsa sono sempre indicati due palii, di cui uno offerto alla chiesa di San Secondo ed uno da consegnare al vincitore. Questo particolare mostra anche la caratteristica natura devozionale della corsa.

Lo storico astigiano, Niccola Gabiani nei suoi appunti storici sulla corsa , parla di un antichissimo palio di velluto cremisi arricchito da tre gigli dorati, conservato presso la Collegiata di Asti e suppone che fosse stato donato dai duchi d'Orleans durante la loro signoria nel XV secolo.

Alcuni documenti del fondo della Tesoreria orleanese, informano che il palio per il 1462, venne confezionato presso la bottega dei fratelli Lupi, nel 1476 e 1477 dal genovese Gregorio della Torre, nel 1501 fu Antonio Pugliese e nel 1517 fu Bernardo Capello di Santa Vittoria d'Alba.

Quando Emanuele Filiberto assunse la reggenza della città (20 maggio 1545), confermò e codificò le antiche consuetudini della festa patronale e si impegnò per sé e per i suoi successori a fornire i palii: uno di 12 rasi per la Corsa, l'altro di 9 rasi per l'offerta al Santo Patrono.

Si legge, inoltre, che potevano presentare cavalli alla Corsa del Palio «tanto la città di Asti, che tutte le Chiese della medesima, comprese tanto quelle de' Regolari quanto delle Confraternite, Collegio, Università, Società e cittadino della medesima, tanto a nome proprio che di dette Chiese e Cappelle, il tutto conforme all'antico stile, consuetudini e privilegi di detta Città».

 Nel XVIII secolo compare il "sendallo", un labaro di tela rettangolare istoriata , generalmente azzurra, confezionata in un tessuto misto seta/cotone,detta di zendale o "sangallo". Il sendallo era ornato dagli stemmi di Savoia, del Comune, del Governatore e del Podestà ed era unito nella sua parte terminale il palio vero e proprio, solitamente arrotolato e conservato in una cassettina di legno.

 Più tardi l'immagine di San Secondo a cavallo fece la sua apparizione sul labaro del Palio dedicato alla Chiesa e, sul finire del XIX secolo, anche su quello per la Corsa.

La Corsa in origine si svolgeva il 30 marzo di ogni anno, in occasione della festa di San Secondo. A partire dal XV secolo però venne spostata, al pari della celebrazione del santo, al primo giovedì dopo la domenica in Albis. Nei primi anni del XIX secolo la Corsa si tenne la seconda domenica dopo Pasqua.

Nel 1818, la celebrazione di S. Secondo venne nuovamente spostata al primo martedì di maggio e conseguentemente anche la Corsa venne spostata in tale data.
Nel 1861, venne pubblicato il nuovo «Regolamento per la Corsa dei Cavalli in giro sulla nuova Piazza del Mercato» (l'attuale Piazza Campo del Palio), cambiando radicalmente la tradizione della corsa astigiana che si era svolta fino ad allora sempre «in lungo», cioè lungo un percorso rettilineo, che partiva dalla pietra romana che diede il nome a Viale Pilone, passava per Porta San Pietro e, percorrendo il ponte su Rio Valmanera, proseguiva su Contrada maestra, (attuale Corso Alfieri) fino al Palazzo Gabuti di Bestagno, l'attuale Palazzo Ottolenghi.

Nel 1863, la corsa divenne una comune corsa di cavalli, perdendo il suo tradizionale significato religioso.

La festa viene richiamata in vita nel 1929 dall'allora podestà di Asti, Vincenzo Buronzo. Per quell'anno, il Palio si svolse di nuovo alla lunga, ma su Corso Dante, lungo un percorso in salita di circa 1300 m.

La ripresa della corsa (tenutasi fino al 1935) però suscitò qualche risentimento nella municipalità di Siena, ospite del Palio omonimo.

Nel 1936, per intervento diretto di Benito Mussolini, che riconobbe alla sola Siena il privilegio di chiamare la propria manifestazione col nome di Palio, arrivò l'ordine di modificare la denominazione della festa in «certame cavalleresco», parallelamente alla interdizione per Legnano di denominare come palio la corsa tenuta durante la "Sagra del Carroccio". La corsa venne così rimandata dapprima all'anno successivo ed in seguito sine die.

Le sette edizioni svoltesi durante il ventennio fascista, tuttavia, permisero di rinnovare il ricordo del Palio, evitando la perdita definitiva della sua tradizione e del suo significato.

Il 3 maggio 1936, durante la guerra d'Etiopia, i militari della 104ª Legione Camicie Nere (in prevalenza composta da astigiani) corsero un Palio speciale a dorso d'asino sulle rive del Lago Ascianghi. La cronaca della corsa venne riportata il 23 maggio 1936 dal quotidiano astigiano "La Provincia".[5] I partecipanti furono il Borgo di Santa Maria Nuova, il Rione di San Martino, il Borgo di Ponte Tanaro e il Rione Duomo. A vincere fu il Borgo di Santa Maria Nuova.

Nel 1937 il Palio venne di nuovo indetto con la denominazione di Certame Cavalleresco , dove i Rioni astigiani venivano ridimensionati nella loro autonomia a discapito delle Corporazioni fasciste. Una settimana prima della festa questa venne improvvisamente sospesa, con la scusa del sopraggiungere dei lavori agricoli. E' probabile invece che il Palio subisse un notevole ridimensionamento in primo luogo a causa della deposizione di Vincenzo Buronzo alla carica di Podestà. Il nuovo gerarca, Domenico Molino poco sensibile alla festa ne aveva decurtato sensibilmente il bilancio, affiancato dalla segreteria locale del Partito Nazionale Fascista che non vedeva benevolmente una manifestazione che non era riuscita a "manipolare".

Nel 1938 venne indetta una "Corsa delle Contrade" a cui parteciparono solamente sodalizi cittadini astigiani. La manifestazione avvenne in tono minore e passò sotto il disinteresse della stampa locale e nazionale. L'anno dopo gli avvenimenti bellici, interruppero definitivamente lo svolgimento della corsa.

Nel 1967, il Palio rinacque nuovamente in occasione del 1000º Anniversario della Fondazione del Marchesato del Monferrato e dell'800º Anniversario della Lega Lombarda. La corsa fu definitivamente spostata al mese di settembre, in concomitanza con i festeggiamenti del "Douja d'Or" o "Settembre astigiano" ed in seguito del Festival delle sagre astigiane. Il nuovo tracciato era in Piazza Campo del Palio, dove furono innalzate tribune da 5.000 posti a sedere e grandi parterre. La prima edizione del dopoguerra vide partecipare 100.000 spettatori, 600 figuranti e 14 fra Borghi, Rioni e Comuni astigiani.

Dal 1988 il Palio si svolge nella centrale Piazza Vittorio Alfieri, nel cuore della città, in una cornice ancora più suggestiva e coinvolgente.

In epoca medievale, la corsa del Palio non prevedeva che due premi: il Palio, drappo di velluto o stoffa preziosa per il primo arrivato, ed un gallo vivo per il secondo. Nel corso del XVI secolo, i premi subirono una radicale trasformazione, aumentando di numero e cristallizzandosi definitivamente nella loro attuale graduatoria.

Il primo premio è il Palio o Sendallo.

Il secondo premio, dal 1929, è una “Borsa con monete d'oro”. Nel Palio antico però la Borsaera tutt'altra cosa. Si presentava come un quadrato di velluto di modeste dimensioni, ma dalla ricca decorazione e, mediante un pezzo di passamaneria, veniva appeso allo stendardo del Palio per tutto lo svolgersi della manifestazione. Simbolicamente, rappresentava un beffardo “assaggio” del primo premio che il secondo arrivato non aveva saputo conseguire. A partire dal XVI secolo, la Borsa divenne il secondo premio e, alla ripresa del Palio negli anni trenta, l'interpretazione del premio mutò, trasformando la Borsa in “Borsa di monete d'oro”.

 

 

Il terzo premio è un paio di “speroni”, fanno la loro comparsa solo agli inizi del XVII secolo come premio per il terzo classificato. Erano di ferro, argentati o più spesso dorati. Gli speroni furono introdotti come terzo premio, come un invito ad utilizzarli in futuro per conseguire risultati migliori. Non va dimenticato che fino ai primi decenni del XIX secolo l'uso degli speroni era ammesso durante la Corsa del Palio, purché di forma e lunghezza compatibili con quanto prescritto dai Regolamenti della Corsa.

 

Il quarto premio è un “gallo vivo”; nei verbali del Quattrocento della corsa si cita il gallo come premio al secondo cavallo più veloce. Agli inizi del Seicento, il premio slittò al quarto posto, ed è rimasto tale anche nell'edizione moderna. Il Gallo, dalle origini ad oggi, è sempre stato assegnato vivo, contenuto e trasportato in una cesta. Era ed è un premio dalle forti valenze simboliche: rappresenta infatti la libertà comunale, la vittoria del bene sul male, l'ardimento e la riscossa dell'anima sul peccato.

 

Il quinto premio è una “coccarda” con i colori della città: bianco e rosso. Si tratta di una tradizione ormai istituzionalizzata, ma molto recente, affermatasi con l'esigenza di aumentare il numero dei premi a seguito dell'ampliarsi del numero dei cavalli schierati al canapo per disputare la Corsa finale.

 

All'ultimo arrivato spetta “l'inchioda” o acciuga salata. È uno dei premi più caratteristici e sentiti del Palio di Asti. Deriva dal dialetto astigiano trecentesco anzoa, ed in seguito anchoa. Destinata all'ultimo classificato, è data in premio in segno di scherno e di disonore per lo sconfitto. L'inchioda si accompagnava, e si accompagna, come premio all'insalata.

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