La Stima del Palio

Il Palio si corre ora nel mese di settembre, ma non è sempre stato così, anzi storicamente la corsa dei cavalli avveniva in occasione delle festività patronali, celebrate nel mese di maggio a cui ancora oggi rimane legato con i riti della Stima e dell’Offerta del Palio alla Collegiata che aprono ufficialmente l’anno paliesco.
In occasione della Festa Patronale di San Secondo che si celebra il primo martedì del mese di maggio, i due drappi del Palio vengono ufficialmente presentati alla città con la Stima del Palio che si svolge il sabato precedente la festa patronale, preceduta da un imponente corteo storico in notturna e dalla cerimonia del Giuramento dei Rettori.
Con partenza dalla Cattedrale si radunano in piazza San Secondo, cuore storico della città, il Capitano del Palio con i suoi Magistrati, scudieri, cavalieri, musici, sbandieratori e i rappresentanti  in costume storico di Rioni, Borghi e Comuni che partecipano alla corsa.
Alla presenza del Sindaco di Asti e delle autorità cittadine la cerimonia si apre con la chiamata e l’investitura dei Rettori: il Sindaco consegna il “medaglione” recante il simbolo del Palio di Asti ed il Capitano tocca con la spada la spalla sinistra di ogni Rettore, eletto democraticamente dall’assemblea di ogni popolo dei 21 confratelli partecipanti al Palio di Asti: da questo momento sono ufficialmente i rappresentanti dei Rioni, Borghi e Comuni. Al termine dell’investitura dei Rettori segue il giuramento del Capitano del Palio e dei Magistrati: il sindaco chiede loro “Nel nome di San Secondo Patrono di Asti e nello spirito dei valori astesi giurate fedeltà al Palio ed ai suoi messaggi di libertà e tradizione? Giurate voi?” Capitano e Magistrati rispondo secondo il rito “Lo giuro”. Dopo questo primo momento, in cui le massime cariche del Palio di Asti hanno giurato sul Codice Catenato, segue il giuramento dei Rettori: il Capitano recita la formula “Nel nome di San Secondo Patrono di Asti e nello spirito dei valori civici di libertà, solidarietà, operosità, sanciti nel Codice Catenato e negli Statuti Astesi, secondo le consuetudini indicate nei testimoniali del Palio degli ultimi secoli, Signori Rettori giurate voi di comportarvi con lealtà ed onore? Giurate voi?”, i Rettori portando la mano destra sul cuore, rispondono coralmente “Lo giuro”.
Si passa quindi alla Stima del Palio, che affonda la sue radici nella tradizione storica della nostra città. Imprescindibili sono infatti le regole che fissano dimensione, fattura e colore del maggiore premio della corsa: il Palio deve essere di velluto cremisi di ottima fattura, deve misurare 16 rasi quello per la corsa e 10 rasi quello per la Collegiata (il raso è un’antica misura piemontese che corrisponde a circa 60 cm). Durante la solenne cerimonia tre estimatori, in rappresentanza dell’antica corporazione dei drappieri, dopo aver prestato giuramento sul Codice Catenato prendono in esame i due Palii: uno che verrà donato alla Collegiata di San Secondo, l’altro che andrà in premio al vincitore della corsa di settembre. Controllato che i due drappi corrispondano per misura e fattura a quanto prescritto, gli estimatori apporranno il sigillo comunale in ceralacca, indicante l’idoneità dei Palii, e i drappi verranno quindi arrotolati e apposti sotto al labaro, la tela dipinta che accompagna il Palio e che ogni anno porta la firma di un Maestro del Palio di nota fama nazionale ed internazionale.
Al termine della stima, sottoscritto e sigillato il verbale delle operazioni, il Sindaco della Città di Asti apre ufficialmente il Palio proclamando: “In nome della città e del Consiglio del Palio dichiaro che il Palio dell’anno di grazia 2017 è solennemente indetto secondo gli antichi statuti e regolamenti, e si correrà ad Asti domenica 17 settembre in Piazza Alfieri”. L’ultimo atto di questa cerimonia è l’esposizione dei Palii dal balcone di Palazzo Civico: il corteo solenne delle autorità rientra nel municipio scortando i drappi fino al balcone che dà sulla Piazza del Santo, dove i Palii, secondo l’antichissima consuetudine, al suono delle chiarine comunali vengono “esposti” al popolo gioioso per l’inizio della Festa della Città.

Il martedì successivo, nel giorno della Festa di San Secondo, si svolge invece la cerimonia dell’Offerta del Palio alla Collegiata del Santo Patrono, un rito istituito fin dal 1369 da Giovanni II Paleologo, allora signore di Asti, a scopo devozionale con l’impegno di renderla perpetua e vincolante per tutti i suoi successori. Il suo costo era totalmente a carico della Signoria così come tutte le altre spese sostenute per la Festa titolare e per la Corsa. Il palio per l’Offerta veniva dato al Comune, che si occupava poi di consegnarlo materialmente e solennemente alla chiesa del Santo. Il Comune fu sempre molto attento a pretendere il rispetto di questa usanza da parte di tutti i successori del Paleologo, fino a quando il governo napoleonico, ad inizio Ottocento, lo obbligò a sostenere esso stesso la spesa.
Il momento più importante e solenne delle celebrazioni delle feste patronali si svolge dunque ancora oggi durante la Santa Messa, conosciuta come “Messa del Bordel”: prima del “Gloria in excelsis deo” entra, a tamburi tuonanti e bandiere spiegate, il sontuoso corteo, formato dalle autorità civili e dai vessilli e Rettori dei 21 confratelli, che portano il Palio da offrire al Patrono. E’ il Sindaco, al momento dell’offertorio, a consegnare il Palio nelle mani del sacerdote celebrante, a suggellare per i più prosaici una sorta di tregua tra il potere civile e quello ecclesiastico.
Alla fine della cerimonia, una rappresentanza delle autorità civili ed ecclesiastiche con il rappresentante più giovane dell’ordine degli Avvocati, scende nella cripta del Santo per la consueta offerta degli olii per la lampada votiva perpetua, che splende nella cripta dove sono conservate in una cassa d’argento sigillata le reliquie di San Secondo. Terminato il rito sacro, il corteo esce sulla Piazza del Santo, dove, seguendo un’antica tradizione, viene servita la “minestra dei poveri”, cioè un piatto di zuppa calda servito gratuitamente al popolo per dar modo anche ai meno abbienti di poter festeggiare il Patrono della città.