La corsa del Palio

Al culmine della giornata della domenica giunge il momento più atteso, quello della corsa. Un anno di preparativi, speranze, sogni si consuma nel breve spazio di tempo (un centinaio di secondi) in cui i cavalli lanciati al galoppo percorrono per tre volte la pista di Piazza Alfieri.
Tutti i cavalli sono montati “a pelo”, ovvero senza sella, ed i ventuno partecipanti sono suddivisi in tre batterie da sette cavalli ciascuna , in cui soltanto i primi 3 classificati guadagnano l’accesso alla finale e la possibilità di contendersi la conquista dell’ambito Palio.
Le batterie vengono composte a sorteggio poco prima della conclusione del corteo storico, alla presenza dei Rettori di tutti i partecipanti. E’ il primo assaggio dell’influenza della sorte che, oltre a formare le batterie, raggruppando accoppiate più o meno favorite, determina sia in batteria sia in finale l’ordine di allineamento al canapo, fondamentale per cogliere al meglio l’attimo giusto per partire. Una volta entrati in pista cavalli e fantini sono agli ordini del Mossiere, responsabile unico della validità della partenza, che può essere annullata con il suono del mortaretto se il mossiere a suo insindacabile giudizio non ritiene che sia stato raggiunto un buon allineamento. Al Capitano del Palio, e ai suoi Magistrati, spetta invece il compito di vigilare sul corretto svolgimento della corsa nel rispetto del Regolamento del Palio, comminando seduta stante o a posteriori le sanzioni per coloro che abbiano commesso evidenti infrazioni.
Quando i nove finalisti scendono in pista, mentre si allungano le prime ombre della sera, l’intera Piazza trattiene il fiato. Sono i momenti decisivi, quelli in cui ogni strategia sapientemente tessuta trova il suo compimento: accordi, rivalità, alleanze, ambizioni, vengono affidate nelle mani del fantino che avrà il compito di guidare verso la vittoria il cavallo, vero indiscusso protagonista della Festa. “Del solo cavallo sta la Vittoria” scrivevano infatti i cronisti astigiani già molti secoli fa, a testimoniare l’antica regola che vuole il cavallo che per primo taglia il traguardo, anche scosso (ovvero senza fantino), regalare al suo Rione la gioia della conquista del Palio. Al cadere del canapo migliaia di occhi colmi di speranza si legano al galoppo del proprio cavallo nei tre decisivi giri di pista e il tempo resta come sospeso in una lunga emozione che cattura anche gli spettatori meno coinvolti.
Soltanto uno: il più bravo, il più fortunato, il più potente, sarà il vincitore e tutto il suo popolo potrà gioire mentre il Rettore stringe tra le mani quel drappo cremisi che ripaga da tutti gli sforzi di anni di lavoro intensamente condivisi. E mentre il Rione, Borgo o Comune vincitore si sposta in blocco verso Piazza San Secondo, per ringraziare il Santo Patrono e posizionare sul balcone del Palazzo Comunale la propria bandiera, simbolo di supremazia sull’intera città, agli sconfitti non resta che asciugare le lacrime e incominciare a preparare una nuova sfida.